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L’ultimo turno: il film che racconta la pressione del lavoro infermieristico e la fragilità degli ospedali

25.09.2025

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Tempo di lettura: 5 minuti

L'ultimo turno è un film del 2025 diretto da Petra Volpe che porta al centro della scena la fatica quotidiana di un'infermiera in un reparto ospedaliero sotto pressione. Il film, presentato alla Berlinale e distribuito anche in Italia nel 2025, mette in luce in modo realistico e teso il tema della carenza di personale sanitario, delle responsabilità enormi e del rischio di burnout nella professione infermieristica. Più che un semplice medical drama, l'opera funziona come un ritratto sociale dell'ospedale contemporaneo, dove il tempo manca, i bisogni aumentano e l'assistenza rischia di diventare un percorso in salita. 

Trama e atmosfera

La protagonista è Floria, un'infermiera che affronta un turno durissimo in un reparto chirurgico già segnato dalla carenza di personale. Nel corso della giornata, il carico di lavoro cresce fino a superare la soglia di tenuta emotiva e professionale della protagonista, trasformando la routine in una corsa contro il tempo. Il film costruisce la tensione non su grandi eventi spettacolari, ma sulla somma di piccoli stress, richieste continue e responsabilità che si accumulano senza tregua. Proprio questa scelta narrativa rende il racconto molto vicino alla realtà di tanti reparti ospedalieri, soprattutto dove il personale è insufficiente.

Il ritratto dell'infermiera

Uno dei punti più forti del film è la rappresentazione dell'infermiera non come figura accessoria, ma come perno del sistema ospedaliero. Floria è competente, presente, capace di ascolto, ma costretta a muoversi in un contesto che mette continuamente alla prova la sua resistenza fisica e mentale. Il film mostra quanto il lavoro infermieristico richieda simultaneamente tecnica, umanità, lucidità e capacità di reggere l'urgenza. In questo senso, L'ultimo turno diventa anche una denuncia indiretta del demansionamento, della scarsità di risorse e della scarsa valorizzazione di chi tiene in piedi l'assistenza quotidiana.

Un film molto attuale

L'attualità del film sta nel suo aggancio diretto con la crisi degli ospedali europei: carenza di infermieri, turni estenuanti, aumento della complessità clinica e pressione continua sui reparti. La storia non parla solo di una singola protagonista, ma di un sistema che rischia di reggersi sul sacrificio continuo degli operatori. Per questo il film è stato letto anche come un'opera politica, capace di trasformare la narrazione ospedaliera in riflessione pubblica sulla sanità e sul lavoro di cura. La candidatura ufficiale della Svizzera agli Oscar internazionali 2026 conferma la rilevanza culturale dell'opera.

Perché vale la pena vederlo

L'ultimo turno funziona perché unisce realismo e tensione, senza cadere nel melodramma facile. La regia di Petra Volpe e l'interpretazione di Leonie Benesch rendono credibile ogni gesto, ogni silenzio, ogni momento di sovraccarico. È un film utile anche per capire, in modo immediato, quanto il lavoro infermieristico sia centrale e quanto sia fragile l'equilibrio di un ospedale quando mancano risorse e personale. In poche parole, è un film che parla di medicina, ma soprattutto di umanità.

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